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Sulla parete sinistra del presbiterio della basilica
di San Biagio in Finalborgo è murato uno splendido tabernacolo cinquecentesco
in marmo bianco con tracce dell’originale doratura, la cui struttura
“architettonica” si incentra su un classico arco trionfale prospettico con
l’intradosso rivestito da cassettoni decorati a rosette.
Sui plinti della base reca la data 1521 e il nome dell’autore: Gio Lorenzo
Sormano, scultore originario di Osteno, piccolo centro sul lago di Lugano,
attivo nei primi decenni del Cinquecento tra il Monregalese, il Finale e il
Trentino, dove nel 1534-36 eseguì il portale della pieve di Santa Maria
Assunta a Condino.
Il tabernacolo a parete in San Biagio costituisce uno
dei più significativi esempi di cibori destinati alla conservazione delle
ostie consacrate, un tempo collocati ai lati dell’altare maggiore o in
ambienti contigui, come le sacrestie. Dopo il Concilio di Trento, i
tabernacoli murari persero la loro funzione e vennero spostati o usati per
la conservazione degli olii santi destinati agli infermi o ai catecumeni.
Nella sessione conciliare dell’11 ottobre 1551, si confermò il dogma della
presenza nell’eucarestia del corpo e del sangue del Cristo in antitesi alle
tesi protestanti. Seguì l’emanazione di nuove norme liturgiche, soprattutto
promosse dall’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo (1538-1584), che nel suo Instructionum fabricae et
suppellectilis ecclesiasticae (Istruzioni
sulla costruzione e sugli arredi ecclesiastici), edito a Milano nel 1577,
promosse lo spostamento del tabernacolo al centro dell’altare maggiore,
quale elemento focale della chiesa e della celebrazione liturgica.
Sebbene realizzato sessant’anni dopo il prototipo
fiorentino, l’esemplare di Finalborgo rientra tra i tabernacoli parietali
“rinascimentali” in marmo, che si diffusero nei primi decenni del XVI
secolo sul modello eseguito nel 1461 per la chiesa medicea di San Lorenzo a
Firenze da un allievo di Donatello, Desiderio di Settignano (1428
circa-1464).ùIl ciclo decorativo della Cappella monastica di
Finalpia s’incentra sull’affresco dell’absidiola, con una Crocifissione affiancata da due angeli in volo con incensieri. Un
altro angelo è colto nell’atto di raccogliere in un calice il sangue del
Cristo, con a lato San Benedetto e San Bernardo Tolomei, fondatore della
congregazione olivetana; l’angelo a destra della croce è invece posto
accanto al sepolcro della resurrezione scoperchiato, mentre la città di
Gerusalemme compare sullo sfondo.
Nel riquadro sopra all’absidiola, una Madonna in trono è
adorata da due monaci genuflessi affiancati da otto angeli, che
rappresentano le invocazioni espresse durante la professione monastica e le
beatitudini evangeliche.
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